Assistenza domiciliare: lo psicologo a casa tua

Nell’immaginario comune il primo scenario ipotizzabile, appena entrati nello studio di un psicologo, è quello di stendersi su un lettino con lo specialista di spalle e iniziare a raccontare le difficoltà che inficiano la propria qualità di vita. La verità non sempre rispecchia tale fantasia.

Spesso, la prima cosa che mi viene chiesta dai futuri pazienti è proprio come si svolge una consulenza psicologica  all’ interno del mio studio ; la mia risposta è sempre la stessa: “Non è detto che essa si svolga proprio lì !”.

Negli ultimi anni sto sviluppando la tendenza ad uscire fuori dal mio “ambiente di lavoro” per prestare attenzione anche  alle consulenze psicologiche domiciliari; l’idea è quella di erogare servizi in questo senso non solo per una mera forma di assistenzialismo ma finalizzati anche al  supporto  e al sostegno psicologico lavorando in  un setting nel quale i pazienti possano trovarsi “comodi” all’interno del loro contesto di riferimento.

Perché si accettano le sedute domiciliari?

La consulenza domiciliare è un tipo di lavoro che si può effettuare stando nell’abitazione del paziente dove apparentemente lo stesso può trovarsi più comodo, piuttosto che intraprendere un percorso in un altro ambiente a lui estraneo.

Adesso potreste chiedervi come mai  qualche riga sopra ho inserito le virgolette alla parola “comodi” e successivamente ho attribuito a tale sostantivo l’avverbio “apparentemente”. Beh, la spiegazione è abbastanza peculiare, posso solo affermare che la tanto amata poltrona, simbolo di momenti di relax, di svago e, perché no, di ozio, potrà sortire un effetto agrodolce, poichè potrebbe essere anche il luogo in cui ci si accomoda nei momenti difficili da affrontare (es. le cosiddette crisi che predispongono al cambiamento) durante il percorso .

In realtà possono presentarsi motivazioni per le quali persone con impedimenti fisici o psichici rinuncino ad effettuare sedute presso lo studio dello psicologo. Parlo ad esempio di tutti coloro che sono affetti da defezioni fisiche o di chi soffre di “blocchi” psichici che rendono particolarmente difficile il contatto con l’esterno. Vi pongo alcuni esempi di  problematiche per  cui è stata utile una o più sedute domiciliare:

 

  • Persone che hanno subito dei traumi fisici, ad esempio a causa di un grave incidente, che sono costrette per lunghissimi periodi a stare a casa. In questo caso essi possono sentire il bisogno di un percorso psicologico finalizzato alla gestione delle difficoltà di tipo emotivo, affettivo e relazionale nonchè ad un sostegno utile a riorganizzare in maniera “ordinata” la propria vita  in relazione alle nuove esigenze fisiche, modificando talvolta la natura delle relazioni con le persone che gli sono  accanto e che spesso rappresentano un aiuto indispensabile.

 

  • Malati cronici, affetti da patologie severe e difficili da affrontare quotidianamente, le quali, a maggior ragione necessitano di un supporto psicologico per superare i momenti di “scoraggiamento” e hanno bisogno di un aiuto professionale per elaborare dei vissuti depressivi legati alla malattia, alla riorganizzazione delle relazioni familiari, etc

 

  • Persone che hanno subito traumi emotivi: mi è capitato più volte di operare con soggetti che abbiano subito un grave lutto e non riescono a riprendersi dalla dolorosa perdita,il che provoca significativi abbassamenti del tono dell’umore in cui le assenze diventano vuoti assolutamente difficili da colmare. Medesima sorte è rilevabile anche con famiglie in cui i coniugi hanno deciso di separarsi e non hanno saputo come gestire il cambiamento, soprattutto in relazione ai propri figli.

 

  • Giovani con difficoltà legate all’età evolutiva: es. fobie scolastiche ( in questo caso si scoprono anche soggetti sottoposti ad atti di bullismo; in questo caso consiglio anche di dare un’occhiata all’articolo legato al bullismo LINK) o disturbi relazionali, i quali possono nascere e svilupparsi soprattutto in questa fase di vita.Una o più consulenze nel proprio ambiente casalingo in questo caso possono essere utili, perché aiutano il giovane a sentirsi magiormente a suo agio, esponendo in maniera più libera le sue difficoltà e permettendo al professionista di osservare e intervenire direttamente lì dove si manifesta il disagio.

 

  • Pazienti con disturbi psichiciinvalidanti ad esempio disturbi d’ansiaritiro autisticopsicosi etc… che comportano una severa restrizione dell’autonomia personale rendendo impensabile o molto difficoltoso il contatto con l’esterno. In questo caso l’incontro e il lavoro con uno psicologo a domicilio può rappresentare un primo contatto verso una realtà differente da quella cui si è abituati.

 

Per svolgere questa tipologia specifica di lavoro è necessaria una significativa padronanza delle relazioni poiché in tal caso sarà il professionista a dover gestire in maniera funzionale  un’interazione all’interno di un luogo che non gli appartiene.

 

Come funzionano le sedute domiciliari?

 

nella stessa identica maniera in cui si svolgerebbe nello studio professionale. A mio avviso una interessante particolarità consiste nella possibilità che si verifichi mutua accoglienza,ossia:

 

Il canale principale di una relazione di aiuto si basa sulla condivisione:  nelle sedute domiciliari  lo psicologo studia e analizza i contesti di vita del paziente, l’intervento quindi non si svilupperà più in un’analisi separata dai suoi ambienti vitali , ma diventerà “lavoro focalizzato sui contesti e sulle relazioni”. In questa ottica c’è ovviamente anche la  possibilità di poter coinvolgere i familiari o persone significative nella vita quotidiana del paziente.

Come per le consulenze nello studio privato, il mio tipo di lavoro a carattere domiciliare tende a focalizzarsi sia su tecniche alternative ai farmaci che alleviano i sintomi invalidanti, sia su una comunicazione che  analizzi il senso , il significato di questi ultimi, comportando come conseguenza diretta l’ apertura all’approfondimento delle relazioni attuali, trascorse ed eventualmente  future, che investono il bagaglio psichico dei pazienti, cercando di fronteggiare e possibilmente sciogliere quei nodi che inficiano la propria qualità di vita.

Non si può descrivere nel dettaglio il funzionamento di una seduta domiciliare in quanto ogni caso, ogni persona e ogni relazione instaurata, per quanto possano rientrare in un range di situazioni già studiate ed elaborate, rappresentano contesti a sè stanti, di non facile generalizzazione. Inoltre è difficile poter effettuare inizialmente una prognosi ed è impossibile prevedere come strutturare la frequenza delle sedute, in quanto  le relazioni di aiuto sono assolutamente mutevoli.

Ogni incontro domiciliare parte da un primo appuntamento, nel quale avviene esattamente ciò che avverrebbe presso lo studio, l’unica differenza consiste nel fatto che si scopre  insieme quale possa essere il setting più utile all’interno del contesto domiciliare, dopodichè il lavoro può cominciare; valutata e studiata la situazione e i bisogni del paziente, si stabilisce una “progettualità” che spesso e volentieri condivido con lo stesso.

In conclusione ciò che spinge un individuo ad approcciarsi ad un percorso psicologico resta uguale, sia che la le sedute si svolgano in un contesto più casalingo, sia che gli incontri avvengano nello studio.

In entrambi i casi, oltre che sul sintomo che muove la richiesta, si lavorerà per cercare di garantire un cambiamento concreto, costruendo in questa relazione di aiuto una “apertura” verso una variazione del proprio modo di agire e relazionarsi alla sua realtà  perché, sia chiaro,  se si vuole intraprendere un percorso psicologico,  qualcosa nell’ assetto abitudinario del paziente deve cambiare.