Non conoscere se stessi: la vera grande patologia odierna.

Gli antichi filosofi greci, già in tempi antichi, indicavano la conoscenza di sè come strada maestra per fronteggiare e magari superare qualunque disagio della vita. Non a caso, sul frontone del tempio di Apollo a Delfi, vi era incisa la seguente massima: “gnoti sauton” ovvero conosci te stesso. Fu proprio il famoso filosofo Socrate a fare del “conosci te stesso” un punto cardine del suo pensiero, secondo Socrate infatti, lo scopo della filosofia era quello di aiutare l’uomo a guardare dentro di sè, per arrivare alla conoscenza dei suoi limiti e renderlo “giusto” e quindi in pace nella relazione con gli altri.

 

Tra le diverse patologie psichiche che si possono riscontrare oggi, quella che  riguarda la maggior parte delle persone è di per se un paradosso e si riferisce ad una NON PATOLOGIA. Mi spiego meglio, la vera patologia attuale si riferisce alla non consapevolezza di avere delle difficoltà dal punto di vista psicologico.
Conoscere se stessi equivale ad un lavoro introspettivo nel quale si possono scorgere i propri limiti e risorse. La scoperta di quello che siamo e di ciò che ci limita, ovvero gli ostacoli mentali che non riusciamo a superare, rappresentano un punto di partenza fondamentale per intraprendere un cammino evolutivo.

A COSA E’ DOVUTA LA DIFFICOLTA’ DI ESPLORARE SE STESSI?

 

1) E’ più facile “guardare” gli  altri che  se stessi.

 

Distratti dai mille impegni della vita si è persa la capacità di introspezione. Siamo circondati da strumenti che ci danno la possibilità di osservare la vita degli altri, di entrare nel quotidiano altrui. Oltre che osservare, si sviluppa un senso sempre maggiore di voyerismo, al quale inoltre si aggiunge la possibilità di commentare ed esprimere giudizi. Tutto questo può essere in qualche modo positivo, in quanto allarga la nostra visuale di azione verso un mondo più ampio rispetto al piccolo spazio che ci circonda e con cui interagiamo, d’altro canto però il facile giudizio verso gli altri rende sempre più ostica e lontana la capacità di giudicare noi stessi.
Se ci si abitua al facile giudizio esterno si perde la capacità di essere osservatori reali di se stessi.

2) Nascondiamo le nostre debolezze perchè “SEMBRA” più facile. 

 

In realtà non lo è. La verità è che non esplorando davvero a fondo ciò che ci rende volubili, non possiamo di conseguenza  conoscere le modalità per gestire le nostre debolezze davanti alle situazioni della vita. Succede semplicemente che invece di affrontare questi limiti, li teniamo in qualche modo nascosti, preferendo parlare delle difficoltà altrui. Nella società attuale è più facile apparire che essere, ed è la stessa società che ci impedisce talvolta di esprimerci nella nostra autenticità, si tende quindi a cercare di apparire sempre più forti ed equilibrati ma la mancanza di conoscenza dei propri limiti può provocare un totale senso di smarrimento identitario.

3) La paura di essere additati come persone “con problemi”.

 

Il giudizio di essere additati come una persona “non normale” spesso ci condiziona durante il nostro percorso. La voglia, se non proprio la necessità delle barriere ostacolanti, viene spesso contrastata dall’idea che altri possano giudicare questo nostro bisogno come se fossimo persone con seri problemi psichici e quindi  in qualche modo da tenere a distanza. Oppure ci sentiamo giudicati in quanto esseri deboli e quindi ritorniamo al punto 2 di cui sopra.

 

COSA CI MANCA PER UNA CORRETTA ANALISI INTROSPETTIVA?

La risposta è semplice: gli STRUMENTI. Quante volte vi siete trovati a chiedere a chi vi sta vicino, la classica frase:
” Ma tu come mi vedi?” Le risposte che arrivano non sempre soddisfano e molto spesso sono elaborate su osservazioni filtrate dall’interlocutore che risponde.
Il lavoro di scoperta di se stessi è impegnativo ed è fondato non solo sulla conoscenza ma anche sulla costruzione di un sapere condiviso.

Chi può fornirci gli strumenti adeguati?

Anche in questo caso la risposta è semplice, gli strumenti sono nelle mani di professionisti che per anni hanno studiato la psiche umana: gli psicoterapeuti. Tale figura professionale, infatti, osserva la persona non sulla base di una semplice opinione personale ma:

  1. ha un punto di osservazione esterno, privo quindi di alcun giudizio soggettivo.
  2. possiede degli strumenti di analisi specialistica, acquisiti durante lunghi percorsi di studi e di pratica professionale.
  3. La cosa più importante è che ha la capacità di riconoscere nel dettaglio certi disagi e può offrire gli strumenti corretti per gestirli.

A fronte di ciò è importante dire che è sempre bene concedersi un check-up psicologico per aiutarsi a gestire certi malesseri  che molto spesso risultano essere causa di problematiche fisiche anche gravi.