Lo psicologo scolastico: questo illustre sconosciuto!

Secondo un’accurata indagine europea, l’Italia rappresenta attualmente l’unico paese in Europa a non beneficiare di un servizio ufficiale di psicologia scolastica. Dal 1996 sono state emanate diverse proposte di legge sul riconoscimento della figura dello psicologo scolastico e di un servizio ufficiale  di psicologia in tale contesto senza mai ottenere risposte sperate tramite  un vero e proprio decreto.

La figura dello psicologo nella scuola è lasciata per lo più alla sensibilità e disponibilità dei dirigenti scolastici che “delegano l’esperto”, affinché risolva specifiche problematiche per lo più da solo e senza avere tempo a sufficienza. L’ambiente scolastico è a tutti gli effetti il luogo cardine della vita di un giovane il quale, mentre apprende nuovi argomenti,  intesse anche relazioni affettive e sociali.

Tale istituto si trasforma dunque in un vero e proprio contesto sociale strutturato, al cui interno si sviluppa un sistema di organizzazioni, regole e comportamenti interni ben definiti, i cui protagonisti sono individui (studenti, insegnanti, operatori) e  gruppi (classi, famiglie, corpo docente e amministrativo) inserendosi in un “circuito”  territoriale più ampio (comuni, province, sistema sanitario, settore terziario).

La scuola diventa quindi un sistema di microsocietà all’interno del quale si possono sviluppare situazioni di disagio tra i vari attori che ne fanno parte.
A gestirle in maniera consona dovrebbe  essere a questo punto lo psicologo scolastico che, rispetto ad altre figure  che lavorano nei contesti educativi, mette in pratica un approccio attento alla complessità totale del sistema scuola visto a 360°.

Le SITUAZIONI DI INTERVENTO sono quindi molteplici.

 

Da un lato gli alunni,  i cui dati concernenti l’incidenza delle psicopatologie sono a dir poco allarmanti, ad esempio:

  • Disturbi del comportamento alimentare che oggi colpiscono circa 200.000 ragazzi tra i 12 e i 25 anni.
  • Utilizzo imprudente di alcool e droghe.
  • Autolesionismo.
  • Bullismo, per approfondire il discorso vai all’articolo: [Bullismo: come comprendere e gestire il problema]
  • Disturbi evolutivi

Da un altro lato gli insegnanti, i quali  attualmente “assorbono” una forte pressione dovuta a un non indifferente stato di disagio presente nel contesto scolastico.

Il loro lavoro diventa sempre più burocratico, la mancanza di fondi e investimenti non consente la messa in atto di specifici e mirati progetti educativi:  oggi dunque si assiste ad una vera e propria difficoltà non solo nell’affrontare problematiche emergenti ma anche nel creare un clima relazionale improntato sulla complicità e sulla relazione al fine di garantire maggiore fluidità e serenità nell’ambiente lavorativo.

In più le necessità educative nei riguardi degli alunni incrementano e non c’è formazione o competenza necessaria per poterle gestire, difatti alla luce della Direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012 e relativa Circolare n. 8 del 6 marzo 2013  rientrano nei BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI (BES) tutte quelle difficoltà che non consentono un adeguato funzionamento all’interno del contesto scolastico, molte delle quali legate alla sfera psichica.

Pertanto il possibile contributo di uno psicologo scolastico è utile a:

  • trasformare il peso della gestione degli impegni attraverso la promozione di senso di appartenenza e collaborazione tra colleghi;
  • allenare le competenze relazionali trasversali (tecniche di comunicazione efficace da “spendere” nella relazione con colleghi, dirigente, alunni, genitori, etc.);
  • fornire strumenti di intervento (tecniche di didattica inclusiva, psicopedagogia speciale per DSA, etc.) e lettura del contesto e del disagio che diano un senso di autoefficacia agli insegnanti.

 

Un altro argomento significativo che indubbiamente investe l’andamento scolastico dell’allievo riguarda la relazione scuola- famiglia.

Come affermato in precedenza, se all’interno del primo sistema si riscontrano non poche difficoltà le quali non garantiscono rosee panoramiche, il discorso diviene isomorfico per ciò che concerne il nucleo familiare. In particolare all’interno di questo sistema ci sono svariate variabili che inficiano la qualità della relazione tra i propri elementi con conseguenze poco benefiche per i più giovani, ossia:

 

  • membri o troppo presenti nella vita altrui (famiglia “invischiata”) o troppo “impostati” all’interno dei loro “confini relazionali” (famiglia “rigida”)
  • affaccendarsi di attività quotidiane che impediscono talvolta alla famiglia di riunirsi a tavola per discutere almeno di ciò che è accaduto durante la giornata
  • creazione delle fazioni “scuola vs. famiglia”, nella quale “la lotta ad aver ragione” diviene motivo principale delle relazioni tra i due sistemi, trascurando e talvolta dimenticando il reale motivo per cui avvengono questi confronti
  • ….e tanti tanti altri.

In questi casi entra in gioco la figura professionale più adatta a mettere in relazione tutti i pezzi del puzzle scolastico in modo tale che essi si incastrino nella maniera più utile e sana: lo psicologo.  Questi può e deve lavorare su progetti Multi-Livello utilizzando gli strumenti di lavoro adeguati al ruolo: colloqui, interviste, strumenti standardizzati, role-playing e osservazioni, che sono utilizzati con singoli soggetti o con gruppi a seconda degli obiettivi dell’intervento svolto.

 

Lo psicologo lavora nella consapevolezza delle relazioni tra questi diversi attori sociali e di solito opera su tre obiettivi principali:

  1. promozione della salute e del benessere;
  2. lavoro sui fenomeni di rischio;
  3. diffusione delle buone pratiche psicologiche.

 

Tale figura interviene sempre seguendo un Codice Deontologico ed elabora il suo lavoro su tre livelli

  1. progettuale: l’intervento viene progettato in base ad obiettivi condivisi con gli attori coinvolti;
  2. operativo: gestisce direttamente le sedute;
  3. valutativo: accompagna il suo lavoro a valutazioni del percorso svolto e monitora costantemente i risultati.

Se è vero ciò che affermano i latini che la scuola sia la “magistra vitae”, dunque diviene necessario sviluppare un lavoro improntato non solo sulle attività, ma anche sulla focalizzazione di ciò che siamo, ossia sulla nostra identità in quanto alunni, genitori, insegnanti, ma soprattutto uomini! E’ fondamentale dunque favorire un rapporto di rete, nella quale la condivisione, sempre nel rispetto dei propri ruoli e competenze, diviene il leit motiv per favorire un funzionale progresso del sistema scuola

Chiudo l’ articolo sottolineando quanto sia importante inoltre la prevenzione psicologica, per cui è assolutamente indispensabile intervenire anche se si riscontrano prodromi di situazioni disfunzionali che riguardino tale sfera, onde evitare che specifici sintomi possano tradursi in comportamenti efferati, poco prudenti e soprattutto irreversibili!

Buona riflessione a tutti, cari lettori.