Bullismo: come comprendere e gestire il problema

Bullismo: una forma di comportamento sociale aggressivo, sia di natura fisica che psicologica, la quale  viene attuata  in maniera costante ed intenzionale ai danni di soggetti ritenuti più deboli e incapaci di difendersi.

 Molto spesso si confondono  atteggiamenti semplicemente prepotenti con azioni di vero e proprio bullismo. La prepotenza è sicuramente uno degli aspetti più visibili ma i comportamenti “bullistici” si sviluppano su più fronti.
Uno dei primi e più famosi studiosi del fenomerno, il norvgese  Dan Olweus, è riuscito a riassumere le tre caratteristiche fondamentali affinchè si possa parlare di vero e proprio bullismo.

Individuare le azioni di bullismo.

  •  Intenzionalità, una volontà libera e ben definita nel voler recare danno o offesa a qualcuno.
  •  Persistenza, laddove gli episodi di violenza siano perpetrati sistematicamente nel tempo.
  •  Asimmetria nella relazione, in cui  sono presenti differenti caratteristiche fisiche e psicologiche tra vittime e bulli.

Assieme a questi tre aspetti si aggiungono altre caratteristiche quali: violenza fisica e psicologica, discriminazione sociale, molestie e persecuzioni. L’allontanamento dal gruppo in particolare è uno degli aspetti maggiormente presenti, favorito dal rifiuto di socializzare con la vittima nel tentativo di spaventare anche i suoi amici, in modo tale che essi si allontanino a loro volta.

Mentre queste azioni sono palesemente volte ad allontanare la vittima dal gruppo, sottolineando da subito un aspetto di contrasto, ce ne sono delle altre che potrebbero definirsi ingannevoli, poiché, sebbene lo scopo principale sia quello di mortificare qualcuno, negli atteggiamenti esteriori sembra invece che si voglia in qualche modo includere la vittima all’interno del gruppo, ad esempio:

  • la volontà di far partecipare qualcuno ad una gara di competizione “pericolosa”;
  • spronare ad assumere sostanze dannose in grandi quantità ( alcool o droghe);
  • far partecipare la vittima a dei rituali estremi con lo scopo di farla accedere in un gruppo chiuso o segreto.

In questi casi il bullo si prefissa lo scopo di “alzare la posta” in maniera esponenziale di modo che al momento di massima rassegnazione o debolezza della vittima, la si possa prendere in giro colpendola nell’autostima.

Bullismo nella scuola

Bullismo scuola

Il momento di primo massimo confronto di un individuo con il gruppo dei suoi pari è rappresentato dall’ingresso nella scuola. L’istante in cui il bambino si distacca dall’ambiente familiare per entrare in quello scolastico rappresenta l’istante in cui comincia la sua vera e propria formazione caratteriale.

Si fuoriesce dunque dalla confort zone della famiglia, in cui l’ambiente risulta più protetto, e si inizia realmente a confrontarsi con il gruppo dei coetanei con i quali questi condividerà esperienze di studio, di gioco, di sport e di attività extrascolastiche in totale autonomia. E’ il momento in cui il bambino/ragazzo inizia a mettersi alla prova nella conquista delle amicizie, delle simpatie, mettendosi a confronto con se stessi e con gli altri.

Le personalità dei bambini in questa fase non sono ancora del tutto strutturate  ed è facile cadere da un lato vittima di fenomeni di bullismo e dall’ altro lato diventare dei veri e propri bulli, avvalorando da soli la tesi che per essere accettati e dare valore alla propria identità  bisogna risultare predominanti sugli altri.
Se tale atteggiamento nasce in tenera età e non viene “interpretato e corretto” al momento giusto potrebbe perpetuarsi anche nella realtà adulta, provocando fenomeni incresciosi

Vittima e carnefici: il ruolo delle parti

Le vittime 

Le vittime del bullismo sono spesso bambini dall’animo fragile, fortemente sensibile, con difficoltà a relazionarsi da subito all’interno di un gruppo anche solo a causa di una spiccata timidezza. Poiché essi sono caratterizzati da una marcata introversione,  talvolta non avvertono l’esigenza di sentirsi parte di un grande gruppo. Molto spesso, la parte più preoccupante e difficile da interpretare è la difficoltà di esprimere all’esterno il loro disagio, pertanto diventa difficile comunicare con i genitori e con gli insegnanti, per paura di ripercussioni o per vergogna

 I segnali.

Leggere i segnali di “qualcosa che non va” non è sempre semplice, tuttavia basta  prestare particolare attenzione per poterli comprendere e magari interpretare .

Alcuni dei sintomi più visibili e persistenti sono:

  • scarsa voglia o  paura di andare a scuola;
  • piangere spesso la mattina prima di andare a scuola e al ritorno;
  • malumori;
  • stati di ansia perenni;
  • attacchi di panico;
  • tic;
  • svenimenti.

Questi  episodi si possono verificare in tutti i casi di vittime di bullismo, e più il tempo trascorre senza che vengano presi provvedimenti e più tale stato  tenderà a peggiorare. Se non gestiti nella maniera più corretta molti giovani potrebbero sviluppare una ideazione suicidiaria o difficoltà di natura psicologica che possono anche portare ad atti estremi.

 I BULLI

Il “bullo” è una personalità dal carattere dominante, con carisma da leader (carisma sfruttato negativamente in questo caso). Sono soggetti autoritari, con atteggiamenti aggressivi. Quello che denota maggiormente il profilo di un bullo rispetto ad un ragazzo semplicemente più aggressivo di altri è la scarsa capacità di empatia. I bulli infatti non riescono a comprendere la sofferenza che provocano alle vittime, cioè non avvertono sensi di colpa in seguito o durante l’aggressione, al contrario tendono a “pavoneggiarsi” di tali azioni con gli altri compagni.

Se gli atteggiamenti che possiamo ben definire di mobbing verso le vittime non vengono gestiti e modificati per tempo possono risultare dannosi per la crescita dei bulli, i quali svilupperanno nel tempo disturbi di personalità antisociale e disturbi della condotta, che possono avvicinarli alla delinquenza e alla violenza anche da adulti.

Il “bullo” da solo non esiste. La sua figura acquista importanza nel momento in cui riesce ad accerchiare attorno a sé una serie di altre figure negative: i bulli passivi.

Questi ultimi possono rappresentare personalità che, nascondendosi dietro ad altri, desiderano provocare sofferenza a qualcuno o semplicemente, tendono a seguire il bullo piuttosto che diventarne vittima.

 

 

Come gestire le situazioni di bullismo?

Il problema principale è la scarsa gestione professionale della problematica, per aiutare a risolverla sono indispensabili strumenti che solo i professionisti possono utilizzare.

Bisogna studiare a fondo la situazione di entrambe le parti, vittime e bulli, prima di poter intervenire. Non basta semplicemente difendere l’uno e punire l’altro.
Al contrario, al primo va insegnato, sulla base del profilo psicologico, come potersi difendere e gestire personalità più “forti”, mentre per quanto riguarda i ragazzini che sviluppano atteggiamenti da bullo, vanno comprese soprattutto le cause principali e il senso di questo atteggiamento. Spesso sono stati a loro volta vittima di condotte prepotenti in famiglia o in altri ambienti. In questo caso bisogna trasformare il carisma negativo in potenzialità positive per la crescita del soggetto.

L’intervento.

La figura degli psicologi nelle scuole

Si utilizza una figura professionale che nelle scuole è manchevole: lo psicologo. Negli istituti scolastici lo psicologo rappresenta quello step comunicativo tra insegnanti, famiglia e allievi.
Questi ultimi trascorrono gran parte del loro tempo a scuola: in tale contesto si sviluppa il confronto con altri soggetti e matura la loro figura caratteriale;  per questo motivo si necessità di una figura che possa intervenire con le giuste modalità, per aiutare, interpretare e riflettere su atteggiamenti poco benefici al fine di costruire insieme una “progettualità psicologica” atta a fronteggiare le problematiche emergenti.

Purtroppo ad oggi davvero pochissime scuole godono al loro interno  della studio dello psicologo, perché si sottovaluta l’importanza e l’utilità fondamentale di questa figura. Bisognerebbe invece incentivare l’intero sistema educativo al supporto di tale figura professionale.

Si auspica davvero che questo ruolo possa essere riconosciuto come parte integrante del contesto scolastico, in quanto se da un lato può apportare novità all’interno di un ambiente incentrato più sul “fare” che sull’ “essere”, dall’altro può fungere da anello di congiunzione tra individui tra i vari individui e perché no, anche con Istituzioni esterne, il tutto per favorire un benessere tout court degli allievi, i quali giungono a scuola consapevoli di sentirsi protetti e tutelati da figure professionali che lavorano per il loro benessere.