La comunicazione digitale: perchè i social network e la chat hanno peggiorato il nostro modo di comunicare

Patricia Wallace, psicologa delle relazioni e dell’apprendimento scrive: << Abbiamo avuto migliaia di anni di evoluzione per prendere confidenza con le interazioni umane in contesti faccia a faccia, ma appena due decenni per il mondo online diffuso su larga scala, che ora è il luogo dove si svolge molta dell’interazione umana>>.

 

Ogni uomo vive e respira percependo in ogni momento emozioni che influenzano le nostre percezioni, i pensieri, i sogni. Esistono molteplici parole ed espressioni che possiamo utilizzare attraverso il linguaggio verbale e non, per riuscire a comunicare ai nostri interlocutori i sentimenti che stiamo provando.

Dall’ avvento della comunicazione digitale continuiamo ad avere un numero indefinito di parole per esprimere stati d’animo che però sono state ridotte ad una cifra ristretta e molto semplificativa di simboli.

 

Le 3 difficoltà principali nella comunicazione digitale

 

1 – Mancanza del linguaggio NON VERBALE

 

Condividiamo continuamente pensieri tramite post, foto, immagini, video, messaggi su chat eppure manca qualcosa di importante: l’aspetto empatico che nasce durante un colloquio faccia a faccia con qualcuno. Interpretare i segnali del corpo, l’espressione degli occhi, percepire i sentimenti che la persona che ci sta di fronte trasmette, rende le nostre conversazioni costruttive. Senza questi aspetti fondamentali qualunque tipo di conversazione resta sterile.

La comunicazione non verbale consente quel confronto diretto e chiarificatore che sfugge al nostro controllo quando invece comunichiamo attraverso un qualsiasi dispositivo:

nascosti dietro uno schermo è impossibile percepire le diverse sfumature che il linguaggio umano offre e che permette di usare toni di voce diversi, di fare allusioni stando attenti a non offendere, di aprire parentesi  senza che il nostro interlocutore ne perda il filo. Ogni parola può essere inserita in un discorso con diversi significati e a seconda dei contesti può acquisire un valore differente. La ricchezza del nostro linguaggio corporeo e vocale è una risorsa da spendere costantemente per cui dobbiamo stare attenti a non perderla

Cosa succede se la nostra comunicazione avviene solo tramite i social?

Secondi numerosi studi, chi comunica principalmente (o in casi estremi esclusivamente) sulle piattaforme social, sviluppa un’ atteggiamento aggressivo dominate.  Viene a mancare la SINCRONICITA’ DI FUNZIONE:

Pensaci, mentre discutiamo di qualcosa con qualcuno eseguiamo contemporaneamente alcune operazioni:

  • conversiamo;
  • osserviamo la reazione di chi ci sta di fronte
  • elaboriamo eventuali risposte in base alle reazioni osservate.

Dietro ad una tastiera questo non può succedere! Ci fermiamo al primo punto motivo per cui si tende ad essere molto spesso troppo diretti e scarsamente attenti ai sentimenti e alle opinioni dei nostri interlocutori.

Avere un’ educazione verbale è fondamentale. Quando ci troviamo dinanzi a qualcuno non è sempre cosa buona e gradita o giusta intervenire in tempi e modi non congrui, esprimendo il nostro pensiero. Tale atteggiamento è di facile interpretazione durante una conversazione dal vivo perché possiamo scorgere nello sguardo dell’interlocutore specifiche reazioni. Dietro uno schermo tutto questo cambia aspetto: ci sentiamo non soltanto in diritto di comunicare tutto ciò che pensiamo, ma rincariamo la dose, consapevoli che ciò che scriveremo non avrà effetti diretti sulla nostra persona. Ciò avviene poichè non c’è bisogno di gestire le emozioni scaturite dalle nostre parole e questo porta direttamente ad un comportamento prevaricante.

 

I toni aggressivi sono infine conseguenza di un altro aspetto negativo:

si passa facilmente dall’ ironia al  sarcasmo e dal sarcasmo al cinismo. Nel contesto di una comunicazione in cui manca il contatto diretto, è più facile “alzare i toni”, creare polemica, esasperare i concetti, perdere un aspetto di empatia e questo pian piano si può riflettere su di noi anche nella vita quotidiana senza che ce ne accorgiamo. Ci ritroviamo infastiditi, annoiati, non siamo più stupiti realmente da ciò che accade e a sua volta questo si riflette nuovamente nel nostro modo di comunicare al prossimo.

Bisogna essere attenti a come e cosa si comunica.

Come gestire al meglio la nostra comunicazione digitale

  • Comprendi il livello di importanza della conversazione che stai avendo. Se ti rendi conto conto che si tratta di una conversazione dai toni importanti, allora interrompi la conversazione via chat e invita il tuo interlocutore ad una chiacchierata faccia a faccia o quanto meno ad una telefonata.
  • Prima di scrivere risposte sui social non dimenticarti di porre l’attenzione sul carattere della persona con cui stai comunicando e interrogati su quali siano “i toni” più utili da utilizzare per non essere fraintesi o risultare aggressivi.
  • Ricordati di essere gentile. Buona educazione e gentilezza sono aiutano le conversazioni anche quando scrivi.

 

2 – Ricerca immediata di attenzione

 

Abbiamo la possibilità di condividere i nostri pensieri con chiunque e in qualunque istante: testi, immagini, video, foto che rendano ancora più immediati i nostri pensieri restando nell’attesa di una risposta rapida da qualcuno. Siamo alla ricerca del LIKE, del CUORICINO o di un commento. Si instaura un meccanismo per cui qualunque cosa accada, o qualunque concetto ci sfiori la testa, dev’essere condiviso immediatamente: tutti devono sapere tutto e subito.

Quanto impieghiamo a cliccare sul tasto “Condividi”? Pochi secondi!

 

Quanto tempo utilizziamo per scrivere risposte su ciò che leggiamo o vediamo sui post dei social network?

L’importante è comunicare la propria opinione velocementeesserci, avere visibilità, far sapere che anche noi abbiamo qualcosa da dire. Spesso rispondiamo commenti ai post senza focalizzare davvero l’attenzione su quello che si vuole esprimere, manca una coscienziosa elaborazione di pensiero:  non siamo consci di quello che vogliamo esprimere, scriviamo di getto, senza fermarci a pensare più del dovuto.
Questo atteggiamento è molto visibile sotto i post di personaggi famosi, basta leggere tra le diverse centinaia di commenti lasciati dagli utenti per scoprire frasi offensive, toni aggressivi, pregne anche di mera cattiveria gratuita. Perchè sentire il bisogno di comunicare il nostro pensiero negativo senza che nessuno ce l’abbia chiesto? Far nascere polemiche sprezzanti è diventato uno dei mezzi più facili per convogliare velocemente l’attenzione su se stessi, e per il concetto espresso in precedenza: a chi imteressano poi i sentimenti che si percepiscono dall’altra parte dello schermo?

Una delle conseguenze peggiori della ricerca istantanea di attenzione è il BULLISMO DIGITALE :

 

Affronterò questo argomento molto più approfonditamente in un articolo dedicato espressamente al caso. Purtroppo capita quotidianamente e con risvolti sempre più drammatici che giovani ragazzi, e non solo, vengano presi di mira e bullizzati attraverso i social network.  Si parte sempre dallo stesso principio, cerco attenzione e uno dei modi più semplici è quella di catalizzare attenzione negativa su qualcun altro, possibilmente più debole e sensibile. La presenza social diventa dominate e la ricerca di attenzione appagata, a discapito di un qualche mal capitato che ne subirà le conseguenze anche nella vita reale. Ma di questo ne parlerò in seguito.

Come gestire il desiderio di attenzione sui social?

  • I veri rapporti umani, le vere amicizie si costruiscono dal vivo. Bisogna ricordarsi che le piattaforme come Facebook, Instagram, Twitter, Snapchat e simili sono solo dei mezzi. Il nostro migliore amico non è colui che commenta i tuoi post ma chi è presente fisicamente accanto a te ed insieme a te vive esperienze reali.
  • Entra nell’idea che tutto ciò che si legge non è sempre vero. Spesso si condividono cose distorte per cercare successo, ma la realtà della vita concreta di ogni persona è ben altra. Ogni essere umano è pieno di mille sfumature e non tutte possono essere rappresentate da un post condiviso su Facebook.
  • Stai attento a non condividere qualsiasi momento della tua vita con il mondo esterno. Bisogna imparare a conservare momenti per se stessi e non importa chi saprà come siano trati trascorsi questi ultimi. Molte situazioni, se condivise e non apprezzate, perdono di valore anche per te che invece magari le hai vissute con gioia.
  • Ricordati di base, che le piattaforme social vivono di numeri e calcoli, non è detto che una volta condiviso qualcosa, tutti i nostri contatti, la visualizzino. Magari in quel momento la piattaforma ha “deciso” che dovevi essere poco visibile. Quindi se non hai riscontri non è perchè non sei interessante ma semplicemente perchè nessuno ha potuto vedere ciò che hai condiviso.

 

3 – Essere sempre connessi ma mai presenti

 

Si è diffuso sempre di più il panico da dimenticanza dello smartphone. Quando si esce di casa la prima cosa che si controlla di avere in tasca, prima ancora delle chiavi di casa è il cellulare, possibilmente con la batteria al massimo.

Ormai si avverte  la necessità di poter comunicare in qualsiasi momento e di garantire continuamente la propria  disponibilità ad essere contattati. Abbiamo il desiderio di esserci sempre e ovunque, e nel frattempo si dimentica che le relazioni umane e la comunicazione stessa hanno bisogno di tempo per esprimersi veramente.

Si crea però una doppia situazione: da un lato vogliamo essere sempre connessi con il mondo e sapere cosa succede, dall’altro diventiamo insofferenti quando veniamo sommersi di messaggi per i quali  non abbiamo il tempo materiale di rispondere o anche semplicemente la voglia.

Ci sono dei momenti in cui siamo concentrati in qualcosa o semplicemente stiamo cercando di vivere un momento di relax e, seppur “connessi”, non sentiamo il desiderio di essere disturbati.

Cosa succede quando veniamo continuamente contattati e non abbiamo tempo di rispondere?

Viviamo lo stress da “spunte blu”. Quando riceviamo un messaggio sentiamo il dovere di dover rispondere, anche solo per buona educazione. D’altro canto se noi stessi non otteniamo una risposta rapida veniamo pervasi da una sensazione di fastidio che può sfociare in ansia: “avrà letto il messaggio?”, “Perchè non risponde?”, “Cosa significherà quel silenzio?”.
D’altronde l’ansia in se risulta in qualche modo legittima laddove non siamo macchine e ci poniamo costantemente domande cercando di trovare risposte ai nostri bisogni.

Come gestire lo stress da “visualizzato senza risposta”

  • La comunicazione ha bisogno del suo tempo, se ad un tuo messaggio non hai ricevuto risposta immediata è perchè molto probabilmente l’altra persona si è presa del tempo per capire cosa e come rispondere.
  • Non dimenticarsi che la privacy e la gestione del proprio tempo sono indispensabili. Cerca di non instaurare cattive abitudini con i nostri interlocutori, soprattutto nel mondo del lavoro. Evita di rispondere sempre e comunque, weekend e festivi compresi, soprattutto dopo l’orario di lavoro. Magari separa il numero privato da quello di lavoro, che potrai spegnere quando esci dall’ufficio.
  • In situazioni delicate, come per esempio un litigio, scrivi soltanto se sai gestire l’ansia di una mancata risposta. Si scrive spesso per appagare un bisogno d’attenzione personale, e quando l’attenzione viene a mancare ci sentiamo ancora più frustrati. Evita quindi di aggiungere ansia su ansia, lascia maturare i tempi e non assillare l’interlocutore con una serie continua di messaggi dai toni nervosi.
  • Se dall’altra parte non rispondono subito bisogna mettere in conto che semplicemente non ne hanno voglia. Non bisogna vivere questo aspetto come una mancata attenzione nei nostri confronti. Non aspettarsi risposte immediate è un atteggiamento più sano: non rappresenta qualcosa di necessariamente frustrante. Una persona che trova del tempo da dedicare alla propria vita privata senza dipendere dai messaggi è da considerare come una persona positiva da tenere accanto e non come qualcuno che impiega troppo a rispondere e che quindi ci sottrae importanza